Storia della Innocenti - Andrea Gallazzi


I. FERDINANDO INNOCENTI, IMPRENDITORE
II. COME ERA

III. EVOLUZIONE A LIVELLO NAZIONALE DELL'IMPRESA
IV. LA PRODUZIONE BELLICA
V. LA INNOCENTI SAFTA
VI. LA RICONVERSIONE DELLA PRODUZIONE
VII. RISTRUTTURAZIONE E RICONVERSIONE – GENESI DELLA LAMBRETTA
VIII. LA SVOLTA AUTOMOBILISTICA e GLI ANNI ‘60
IX. L’INNOCENTI : VICENDE DEGLI ANNI ‘60
   X. LA GESTIONE BRITISH LEYLAND
XI. IL CROLLO DELLA GESTIONE LEYLAND
XII. LA GESTIONE DE TOMASO

XIII. L’AVVENTO DELLA GESTIONE FIAT
XIV. LA FINE

 X. LA GESTIONE BRITISH LEYLAND


Se la produzione degli scooter era condizionata dalle contrazioni del mercato, la produzione automobilistica procedeva regolarmente. L’immagine della Innocenti legata alla Mini era abbastanza consolidata e anche la IM3 si vendeva discretamente.

La Innocenti andava nel complesso bene, le auto si vendevano, e la vendita delle linee di produzione della Lambretta agli Indiani aveva creato un po’di liquidità.

Luigi Innocenti aveva nel frattempo ceduto il pacchetto di controllo della Innocenti alle British Leyland, nuovo nome della British Motor Corporation, dopo che le trattative con la Alfa Romeo per un eventuale passaggio di proprietà della Innocenti erano fallite. La Leyland, azienda a gestione statale Inglese, aveva quindi rilevato il pacchetto di maggioranza della Innocenti e costituito la Leyland Innocenti.

Accantonata del tutto la produzione motociclistica al vertice della Innocenti, a raccogliere lo storico, virtuale, testimone del fondatore e del figlio Luigi arrivò Geoffry Robinson. Financial Controller della British Leyland Robinson era stato inviato dalla casa madre a Milano per testare la situazione finanziaria della Innocenti. Impressionato favorevolmente da quello che vide a Milano chiese al General Management della Leyland di rimanere a Milano.

Risanata la situazione finanziaria della Innocenti, in un clima aziendale successivo e migliore di quello dell’autunno caldo, Robinson diede nuovo impulso alla Innocenti. Promosse le attività di ricerca e sviluppo che avevano già preso il via prima della morte di Ferdinando ed erano state accantonate, e inoltre pensò all’assemblaggio in Italia di una vettura media che potesse sostituire la IM3.

Con la gestione Robinson si iniziò a costruire su licenza alla Innocenti la Regent, ossia la versione Italiana della Austin Leyland Allegro.

Le attività di ricerca e sviluppo della vecchia Innocenti erano volte allo studio di una piccola auto totalmente prodotta dalla Innocenti, con un motore autoprodotto di 750 cm3. Robinson, intuendo che questa ambizione sarebbe stata troppo costosa per le finanze della Innocenti, ma favorevolmente impressionato dai modelli di stile che Bertone aveva realizzato per la 750 decise di utilizzare la carrozzeria di Bertone per vestire la nuova versione della Mini, mantenendo praticamente inalterata la meccanica. E questa fu la genesi delle Mini 90 e Mini 120. Sia la nuova Mini che la Regent entreranno in produzione nel 1974, al fianco della vecchia Mini.

Il periodo non era propizio per il lancio di nuove autovetture. La Guerra del Kippur, la crisi petrolifera col suo corollario di conseguenze come il crollo del sistema monetario di Bretton Woods e il periodo di austerity e di crisi petrolifere aveva fatto dubitare il mondo sul futuro della fonte energetica “Petrolio”… e così anche le vendite di automobili ne avevano risentito. Inoltre la Leyland scelse di non esportare la nuova Mini 90/120 forse perché stava sviluppando la Metro alla quale la Mini italiana sui mercati esteri e in primis su quello Inglese, avrebbe dato spietata concorrenza.

La Mini 90/120 fu accolta molto positivamente ma la Regent fu un buco nell’acqua. Evidentemente non sempre ciò che funzionava sul mercato Inglese poteva funzionare anche sul mercato Italiano.

 

La Regent

La Regent assemblata dalla Innocenti era la versione Italiana della Austin Leyland Allegro britannica. La Allegro riscuoteva un buon successo in Gran Bretagna ma in Italia non riuscì a sfondare. Le furono fatali la linea, forse in contrasto col design di linee tese e pulite degli anni ’70. Addirittura venne adottato un volante quadrato per la Regent (come già era stato per la Allegro) ma forse anche questo osare troppo non fu capito dal pubblico attento più alla sostanza che alla forma. Le motorizzazioni erano il 1275 depotenziato adottato anche dalla Mini Cooper e un 1500. Le prestazioni solo discrete e un prezzo di acquisto abbastanza alto ne decretarono il flop commerciale. Fu prodotta solo dal 1974 al 1975.


La Regent

La Mini 90-120 (Bertone)

La Mini 90-120 del 1974 era il frutto della collaborazione tra Innocenti e il famoso carrozziere Bertone, padre di alcune delle più belle auto degli ultimi anni. La storia della creatura di Bertone era iniziata nel 1969 quando Luigi Innocenti aveva commissionato a Bertone e a Michelotti lo studio di una nuova piccola vettura che potesse essere costruita interamente dalla Innocenti su cui adottare un propulsore di 750 cm3 anch’esso fabbricato a Lambrate. La vendita della Innocenti alla Leyland aveva fatto arrestare il progetto. Ciononostante mr. Robinson era stato piacevolmente sorpreso dal nuovo modello di stile di Bertone a aveva deciso di iniziare la produzione di una vettura con la meccanica e il pianale della Mini ma con la nuova moderna carrozzeria. Dopo 13 anni alla Innocenti pensavano che la Mini, pur continuando a riscuotere un buon successo, avesse bisogno di qualcosa per rinnovarsi. Le linee della piccola berlina con portellone di Bertone, con linee tese ed altamente innovative erano molto piacevoli, molto “anni 70’”. Gli interni accuratamente rifiniti, la dotazione di accessori generosa, le prestazioni molto soddisfacenti e i consumi relativamente contenuti fecero accogliere la nuova Mini con entusiasmo dal pubblico al salone di Torino del 1974. La versione 90 montava il motore BLMC 998 da 50 cv. della prima serie della Cooper e la 120 montava il 1275 della Cooper ultima serie erogante 65 cv. La vettura era agile e scattante e il nuovo design poteva piacere o meno, ma ai più piacque. La Mini 90-120 venne prodotta dalla Leyland Innocenti fino al ’75, e la sua produzione riprese già alla fine del ’75 con la nuova gestione post Leyland. La decisione della Leyland di mettere in produzione la nuova Mini 90-120 al fianco della vecchia causò però un problema: la vecchia Mini rimaneva a lungo invenduta sui piazzali dei concessionari. Questo fece decidere alla Leyland Innocenti di lanciare la nuova Mini 90-120 a un prezzo più alto del normale (sopra il livello di quello della concorrente diretta la Autobianchi A112) per scremare gli acquirenti che avrebbero preferito ritirare una vecchia Mini a un prezzo più favorevole. Inoltre la Leyland decise erroneamente di non esportare il nuovo modello di Mini che pure veniva richiesto ed esportato parallelamente in Europa.


La Mini 90-120 di Bertone

La linea di montaggio della Innocenti per la Mini 90; in II piano quelle della Mini di progetto inglese.

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