Se la produzione degli scooter era condizionata dalle contrazioni del
mercato, la produzione automobilistica procedeva regolarmente.
L’immagine della Innocenti legata alla Mini era abbastanza consolidata e
anche la IM3 si vendeva discretamente.
La Innocenti andava nel complesso bene, le auto si vendevano, e la
vendita delle linee di produzione della Lambretta agli Indiani aveva
creato un po’di liquidità.
Luigi Innocenti aveva nel frattempo ceduto il pacchetto di controllo
della Innocenti alle British Leyland, nuovo nome della British Motor
Corporation, dopo che le trattative con la Alfa Romeo per un eventuale
passaggio di proprietà della Innocenti erano fallite. La Leyland,
azienda a gestione statale Inglese, aveva quindi rilevato il pacchetto
di maggioranza della Innocenti e costituito la Leyland Innocenti.
Accantonata del tutto la produzione motociclistica al vertice della
Innocenti, a raccogliere lo storico, virtuale, testimone del fondatore e
del figlio Luigi arrivò Geoffry Robinson. Financial Controller della
British Leyland Robinson era stato inviato dalla casa madre a Milano per
testare la situazione finanziaria della Innocenti. Impressionato
favorevolmente da quello che vide a Milano chiese al General Management
della Leyland di rimanere a Milano.
Risanata la situazione finanziaria della Innocenti, in un clima
aziendale successivo e migliore di quello dell’autunno caldo, Robinson
diede nuovo impulso alla Innocenti. Promosse le attività di ricerca e
sviluppo che avevano già preso il via prima della morte di Ferdinando ed
erano state accantonate, e inoltre pensò all’assemblaggio in Italia di
una vettura media che potesse sostituire la IM3.
Con la gestione Robinson si iniziò a costruire su licenza alla Innocenti
la Regent, ossia la versione Italiana della Austin Leyland Allegro.
Le attività di ricerca e sviluppo della vecchia Innocenti erano volte
allo studio di una piccola auto totalmente prodotta dalla Innocenti, con
un motore autoprodotto di 750 cm3. Robinson, intuendo che questa
ambizione sarebbe stata troppo costosa per le finanze della Innocenti,
ma favorevolmente impressionato dai modelli di stile che Bertone aveva
realizzato per la 750 decise di utilizzare la carrozzeria di Bertone per
vestire la nuova versione della Mini, mantenendo praticamente inalterata
la meccanica. E questa fu la genesi delle Mini 90 e Mini 120. Sia la
nuova Mini che la Regent entreranno in produzione nel 1974, al fianco
della vecchia Mini.
Il periodo non era propizio per il lancio
di nuove autovetture. La Guerra del Kippur, la crisi petrolifera col suo
corollario di conseguenze come il crollo del sistema monetario di
Bretton Woods e il periodo di austerity e di crisi petrolifere aveva
fatto dubitare il mondo sul futuro della fonte energetica “Petrolio”… e
così anche le vendite di automobili ne avevano risentito.
Inoltre la Leyland scelse di non esportare la nuova Mini 90/120 forse
perché stava sviluppando la Metro alla quale la Mini italiana sui
mercati esteri e in primis su quello Inglese, avrebbe dato spietata
concorrenza.
La Mini 90/120 fu accolta molto positivamente ma la Regent fu un buco
nell’acqua. Evidentemente non sempre ciò che funzionava sul mercato
Inglese poteva funzionare anche sul mercato Italiano.
La Regent
La Regent assemblata dalla Innocenti era la versione Italiana della
Austin Leyland Allegro britannica. La Allegro riscuoteva un buon
successo in Gran Bretagna ma in Italia non riuscì a sfondare. Le furono
fatali la linea, forse in contrasto col design di linee tese e pulite
degli anni ’70. Addirittura venne adottato un volante quadrato per la
Regent (come già era stato per la Allegro) ma forse anche questo osare
troppo non fu capito dal pubblico attento più alla sostanza che alla
forma. Le motorizzazioni erano il 1275 depotenziato adottato anche dalla
Mini Cooper e un 1500. Le prestazioni solo discrete e un prezzo di
acquisto abbastanza alto ne decretarono il flop commerciale. Fu prodotta
solo dal 1974 al 1975.

La Regent
La Mini 90-120 (Bertone)
La Mini 90-120 del 1974 era il
frutto della collaborazione tra Innocenti e il famoso carrozziere
Bertone, padre di alcune delle più belle auto degli ultimi anni. La
storia della creatura di Bertone era iniziata nel 1969 quando Luigi
Innocenti aveva commissionato a Bertone e a Michelotti lo studio di una
nuova piccola vettura che potesse essere costruita interamente dalla
Innocenti su cui adottare un propulsore di 750 cm3 anch’esso fabbricato
a Lambrate. La vendita della Innocenti alla Leyland aveva fatto
arrestare il progetto. Ciononostante mr. Robinson era stato
piacevolmente sorpreso dal nuovo modello di stile di Bertone a aveva
deciso di iniziare la produzione di una vettura con la meccanica e il
pianale della Mini ma con la nuova moderna carrozzeria. Dopo 13 anni
alla Innocenti pensavano che la Mini, pur continuando a riscuotere un
buon successo, avesse bisogno di qualcosa per rinnovarsi. Le linee della
piccola berlina con portellone di Bertone, con linee tese ed altamente
innovative erano molto piacevoli, molto “anni 70’”. Gli interni
accuratamente rifiniti, la dotazione di accessori generosa, le
prestazioni molto soddisfacenti e i consumi relativamente contenuti
fecero accogliere la nuova Mini con entusiasmo dal pubblico al salone di
Torino del 1974. La versione 90 montava il motore BLMC 998 da 50 cv.
della prima serie della Cooper e la 120 montava il 1275 della Cooper
ultima serie erogante 65 cv. La vettura era agile e scattante e il nuovo
design poteva piacere o meno, ma ai più piacque. La Mini 90-120 venne
prodotta dalla Leyland Innocenti fino al ’75, e la sua produzione
riprese già alla fine del ’75 con la nuova gestione post Leyland. La
decisione della Leyland di mettere in produzione la nuova Mini 90-120 al
fianco della vecchia causò però un problema: la vecchia Mini rimaneva a
lungo invenduta sui piazzali dei concessionari. Questo fece decidere
alla Leyland Innocenti di lanciare la nuova Mini 90-120 a un prezzo più
alto del normale (sopra il livello di quello della concorrente diretta
la Autobianchi A112) per scremare gli acquirenti che avrebbero preferito
ritirare una vecchia Mini a un prezzo più favorevole. Inoltre la Leyland
decise erroneamente di non esportare il nuovo modello di Mini che pure
veniva richiesto ed esportato parallelamente in Europa.


La Mini 90-120 di Bertone

La linea di montaggio della Innocenti per la Mini 90; in II piano quelle
della Mini di progetto inglese.
prossimo capitolo