La nuova gestione Leyland Innocenti, con un organico di 4000 dipendenti
circa, non sembra raggiungere risultati tangibili: durante i primi due
anni la produzione si mantenne su un livello discreto, ma vengono
compiuti errori revisionali che portano, tra l’altro, all’assunzione di
personale, che si rileva eccedente quando la crisi petrolifera causerà
il crollo del mercato.
L’azienda
alla fine del 1974 proclama lo stato di crisi e richiede la riduzione
dell’organico (circa 1600 lavoratori) e l’aumento della produttività,
assicurando che la soluzione garantirà la produzione per circa due anni;
le organizzazioni sindacali tuttavia respingono la richiesta motivando
la decisione con la necessità di difendere l’occupazione e di impedire
che altre aziende, con il pretesto della ristrutturazione, impongano
ulteriori licenziamenti.
La
decisione della Leyland di abbandonare l’attività è rafforzata, oltre
che da difficoltà di mercato (dovute al momento congiunturale), dallo
stato di arretratezza degli impianti e della tecnologia della fabbrica,
ma in particolare dal progetto di ristrutturazione presente nell’intero
gruppo Leyland. Nel novembre del 1975, dopo lunghe trattative senza
risultati con il Governo, il consiglio di amministrazione della Leyland
Innocenti decide la liquidazione dell’azienda.
Gli
operai, appoggiati dalle organizzazioni sindacali, proclamano il
presidio permanente di fabbrica, che spiegano con il timore di una
probabile, imminente, chiusura della stessa.
Viene
richiesta al governo una proposta per il rilancio dell’Azienda che
preveda:
un
progetto di riconversione della produzione coerente con gli obiettivi di
una seria programmazione nel settore del trasporto pubblico;
la
salvaguardia dell’unità produttiva;
la
salvaguardia dell’occupazione.
Le
soluzioni del governo sono:
passaggio
dello stabilimento di Lambrate ad un gruppo giapponese per la produzione
di vetture di media cilindrata;
inserimento
della Innocenti nel gruppo Fiat per la produzione di veicoli commerciali
ad uso polivalente.
La prima
soluzione viene messa da parte mentre le organizzazioni sindacali si
riservano di esaminare con attenzione il progetto Fiat, che prevede una
attuazione entro 3 anni con interventi di denaro pubblico per circa 240
miliardi e una diminuzione di organico particolarmente nell’aria
impiegatizia.
La
discussione nel frattempo si trasferisce dal Ministero del Lavoro a
quello dell’Industria dove viene avanzato e si concretizza il progetto
dell’industriale italo-argentino De Tomaso (proprietario tra l’altro
della De Tomaso(produttore di automobili di alto rango) e della Benelli
(storico produttore di motociclette)) che prevede:
rilevazione di tutto il personale proveniente dalla Leyland Innocenti
che è stato assunto precedentemente dalla società IPO-GEPI
ripresa
del lavoro entro 4 mesi da parte di almeno 2500 – 2600 dipendenti per la
produzione di auto modello Mini 90-120 in quantità di almeno 40.000
autovetture l’anno
messa in
Cassa Integrazione dei restanti lavoratori
inizio
della produzione di motociclette da 350 e 500 cm3 a partire dal II anno
dalla sigla dell’accordo con il reimpiego dei lavoratori fino a
raggiungere le 3600 unità
completamento del piano, con previsione di produzione di veicoli di uso
polivalente a piccola cilindrata per il raggiungimento di una
occupazione di circa 4000 dipendenti
stanziamento di mezzi finanziari da parte dello Stato per l’attuazione
del piano di ristrutturazione;
organizzazione di corsi di riqualificazione del personale posto in cassa
integrazione con il finanziamento del Ministero del Lavoro e della
Regione Lombardia.
Il 18
marzo 1976 viene firmato l’accordo (*si allega parte del contratto*)
con il quale la Innocenti passa di proprietà a De Tomaso. Il contratto
prevede anche il rinnovamento di parti marginali dello stabilimento di
Lambrate.
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