Negli
stessi anni qualcosa di simile all’acquisizione della Innocenti riuscì a
De Tomaso confronti di un’altra grande industria automobilistica
italiana, carica di storia e di successi: la Maserati, acquistata da De
Tomaso direttamente dalla finanziaria di Stato. Successivamente nel
portafoglio di De Tomaso arriverà anche la Guzzi.
La
gestione De Tomaso porta alla Innocenti la nuova ragione sociale di
Nuova Innocenti.
Anche per
quanto riguarda il marchio della Innocenti, De Tomaso pensa di
commissionare lo studio di un nuovo logo. Lo stemma della Innocenti era
sempre stato quello di una i scritta in corsivo. Con la gestione De
Tomaso l’idea rimane ma la i viene riproposta con le stesse linee tese
della nuova mini e anche il logo “Mini” viene riutilizzato alla stessa
maniera.
Durante la
gestione De Tomaso venne ripresa subitaneamente la produzione della Mini
90/120. Per un primo momento e fino al 1983 la Innocenti produce e
commercializza la Mini 90/120 ancora con i motori inglesi con i quali la
Mini 90-120 era nata. La Mini 90-120 della gestione De Tomaso differisce
solo per alcuni dettagli da quella della gestione Leyland. La vettura si
vende discretamente, ma rimane l’unico modello venduto dalla Innocenti
che dopo il fallimento della Regent aveva deciso di non riproporre
un’auto media.
La
Mini De Tomaso
Nel 1977
De Tomaso pensa a una versione sportiva della Mini di Bertone che va a
colmare il vuoto lasciato nel mercato dall’uscita di scena alla fine del
1975 della Leyland Innocenti Mini Cooper Export. Nasce così la Mini De
Tomaso (il nome ricorda sia la gestione De Tomaso che la sportività
legata al marchio) che monta il brillante motore 1275 della vecchia
Cooper ereditato poi dalla Mini 120 ed è caratterizzata da un
allestimento sportiveggiante.


La Mini De Tomaso 1.3
Durante la gestione di De Tomaso come si è detto la
Innocenti produce e commercializza solo un modello di auto: La Mini
disegnata da Bertone ereditata dalla gestione British Leyland, nelle tre
versioni 90 (denominata successivamente 90N II e Mille), 120 e De
Tomaso. Lo stabilimento di Lambrate non rimane però sottoutilizzato a
lungo: come prevedono i piani di ristrutturazione, col passare del tempo
buona parte del personale della ex Leyland Innocenti viene reintegrato.
Nello stabilimento di Lambrate inizia la produzione di motori per le
fabbriche di motociclette del Gruppo De Tomaso. Dopo l’acquisizione
della Maserati da parte di De Tomaso allo stabilimento Innocenti di
Milano si impianta anche la linea di produzione della nuova auto del
Tridente: la Biturbo. I primi esemplari della nuova Maserati escono
dalle linee di Lambrate nel 1981.
Il 10 luglio 1981 De Tomaso riesce, svincolato
dall’accordo con la British Leyland per la fornitura dei motori delle
Mini, ad accordarsi con la giapponese Daihatsu per la fornitura di
gruppi motore e cambio per le Mini prodotte dalla Innocenti.
La scelta cade sul motore a 3 cilindri che equipaggia
la Daihatsu Charade che viene montato sulla Mini italiana a partire dal
1982. Nel 1982 dunque escono di produzione le Mini 90-120 e De Tomaso e
vengono immesse sul mercato le nuove “MiniTre” e Mini “Turbo De Tomaso”.
La
MiniTre
La Innocenti MiniTre del 1982 montava un motore
Daihatsu da 993 cm3 erogante 55 cv. La scelta della Innocenti al lancio
della MiniTre era stata quella di puntare sulle doti della nuova
motorizzazione. La carrozzeria della MiniTre infatti divergeva infatti
solo in alcuni dettagli (fanaleria, paraurti avvolgenti, nuovo cruscotto
e diverse piccole migliorie) da quella della Mini di Bertone che era già
in produzione dal 1974. Le doti del nuovo motore giapponese erano i
bassi consumi e la potenza erogata superiore alla vecchia versione col
motore inglese. Anche le sospensioni, modificate dovevano consentire, a
detta della Innocenti un maggior confort (la versione del’74 era stata
un po’criticata per la sua rigidezza, che d’altra parte garantiva però
un ottima tenuta di strada), grazie allo schema convenzionale
Mc-Pherson. Bisogna notare che questa MiniTre fu la prima auto ad essere
prodotta da una casa italiana con un motore a tre cilindri. La Innocenti
aveva puntato molto sulle caratteristiche del nuovo motore ma in un
primo momento gli acquirenti si trovarono spiazzati, rimpiangendo forse
a causa di qualche pregiudizio l’unità propulsiva inglese. Dal 1983 però
le vendite riprendono quota, e la versione a tre cilindri, guardata dal
mercato che aveva sperimentato la sua affidabilità con meno diffidenza,
inizia a vendere discretamente.

La
Nuova MiniTre e la Due Cilindri 650
Con la MiniTre alla Innocenti
si riprende anche l’idea della MiniMatic. Si assemblano cioè vetture con
un cambio automatico a due rapporti che fanno della piccola Mini la
citycar ideale. Per i più attenti al risparmio la Daihatsu fornisce
anche un piccolo propulsore Diesel sotto ai 1000 cm3 che anch’esso
equipaggia la nuova MiniTre D consentendo prestazioni dignitose e
consumi particolarmente contenuti. Frenano un po’il successo della
MiniTre oltre il motore “di nuova concezione” che non è subito
apprezzato dal mercato, anche la linea che dal restyling risulta
ringiovanita, ma un po’meno pulita e piacevole dell’originale. Per la
politica di prezzi attuata, la nuova MiniTre si colloca nella fascia
utilitaria. Se la Mini 90 e la Mini 120, come prima di loro le Mini
fabbricate su licenza della BMC, si erano ritagliate un posto da
reginette del segmento nella fascia delle utilitarie un po’snob e
trasgressive, la MiniTre aveva forse puntato un po’troppo sull’economia.
Il prezzo della MiniTre è d’attacco e nelle campagne pubblicitarie viene
sottolineata l’economia dei nuovi modelli. Viene a cambiare dunque
l’immagine della vettura, da nettamente snob a un po’”cheap”.
Anche l’immagine del marchio
Innocenti risente della nuova collocazione di marketing della MiniTre e
si da inizio ad un periodo dove Innocenti non vuole più dire auto
piccola ma di alto rango, ma utilitaria, efficiente ed economica.
Nel corso degli anni ’80 alla
MiniTre viene affiancata anche una versione a due cilindri. Questa
piccola utilitaria, denominata Innocenti 650 monta un moderno propulsore
anch’esso della Daihatsu che esalta le doti di economia della piccola
Innocenti. La versione a due cilindri promette consumi bassissimi, e
allestimenti semplificati (vengono riproposti gli interni della Mini del
’74) volti a tagliare i costi di produzione e il prezzo di vendita. La
carrozzeria è sempre quella di Bertone ristilizzata differisce
minimamente da quella della MiniTre.
La Turbo De Tomaso
Se la Mini 90 era stata
sostituita dalla MiniTre la Mini De Tomaso col vecchio motore della Mini
Cooper aveva trovato degna erede nella nuova “Turbo De Tomaso”. La Turbo
De Tomaso montava in pratica lo stesso motore a tre cilindri Daihatsu
della MiniTre al quale era stato aggiunto il compressore volumetrico. La
potenza era salita così a 75 cv. che facevano della piccola Innocenti,
originariamente pensata per un onesto motore da 750 cm3 una vera piccola
sportiva. La caratterizzazione sportiva sia a livello di carrozzeria che
a livello di meccanica e di allestimenti era molto marcata. La Turbo De
Tomaso riscosse un buon successo tra i giovani e gli appassionati di
piccole sportive. Il prezzo piuttosto salato era in linea con le
aspettative di coloro che erano abituati a pagare un prezzo più alto per
una piccola utilitaria ma sportiva e sfiziosa.
La particolarità del motore a
tre cilindri sovralimentato e la grinta delle prestazioni della piccola
Innocenti diedero anche uno slancio alle esportazioni, tanto che per un
periodo di tempo la Turbo De Tomaso venne esportata, oltre che in
Europa, addirittura in Giappone e in un mercato difficilissimo per le
auto europee come quello nordamericano. Se negli USA l’esportazione
venne bloccata perché l’auto non rispondeva alle norme NTHSA, in Canada
la piccola Innocenti ebbe il suo piccolo successo, garantito anche dal
fatto di essere commercializzata dalla rete di concessionari di De
Tomaso e Maserati.

Innocenti Turbo De Tomaso circolante in Canada
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