Storia della Innocenti - Andrea Gallazzi


I. FERDINANDO INNOCENTI, IMPRENDITORE
II. COME ERA

III. EVOLUZIONE A LIVELLO NAZIONALE DELL'IMPRESA
IV. LA PRODUZIONE BELLICA
V. LA INNOCENTI SAFTA
VI. LA RICONVERSIONE DELLA PRODUZIONE
VII. RISTRUTTURAZIONE E RICONVERSIONE – GENESI DELLA LAMBRETTA
VIII. LA SVOLTA AUTOMOBILISTICA e GLI ANNI ‘60
IX. L’INNOCENTI : VICENDE DEGLI ANNI ‘60
X. LA GESTIONE BRITISH LEYLAND
XI. IL CROLLO DELLA GESTIONE LEYLAND
  
XII. LA GESTIONE DE TOMASO

XIII. L’AVVENTO DELLA GESTIONE FIAT
XIV. LA FINE

 XII. LA GESTIONE DE TOMASO


Negli stessi anni qualcosa di simile all’acquisizione della Innocenti riuscì a De Tomaso confronti di un’altra grande industria automobilistica italiana, carica di storia e di successi: la Maserati, acquistata da De Tomaso direttamente dalla finanziaria di Stato. Successivamente nel portafoglio di De Tomaso arriverà anche la Guzzi.

La gestione De Tomaso porta alla Innocenti la nuova ragione sociale di Nuova Innocenti.

Anche per quanto riguarda il marchio della Innocenti, De Tomaso pensa di commissionare lo studio di un nuovo logo. Lo stemma della Innocenti era sempre stato quello di una i scritta in corsivo. Con la gestione De Tomaso l’idea rimane ma la i viene riproposta con le stesse linee tese della nuova mini e anche il logo “Mini” viene riutilizzato alla stessa maniera.

Durante la gestione De Tomaso venne ripresa subitaneamente la produzione della Mini 90/120. Per un primo momento e fino al 1983 la Innocenti produce e commercializza la Mini 90/120 ancora con i motori inglesi con i quali la Mini 90-120 era nata. La Mini 90-120 della gestione De Tomaso differisce solo per alcuni dettagli da quella della gestione Leyland. La vettura si vende discretamente, ma rimane l’unico modello venduto dalla Innocenti che dopo il fallimento della Regent aveva deciso di non riproporre un’auto media.

La Mini De Tomaso

 Nel 1977 De Tomaso pensa a una versione sportiva della Mini di Bertone che va a colmare il vuoto lasciato nel mercato dall’uscita di scena alla fine del 1975 della Leyland Innocenti Mini Cooper Export. Nasce così la Mini De Tomaso (il nome ricorda sia la gestione De Tomaso che la sportività legata al marchio) che monta il brillante motore 1275 della vecchia Cooper ereditato poi dalla Mini 120 ed è caratterizzata da un allestimento sportiveggiante.


La Mini De Tomaso 1.3

Durante la gestione di De Tomaso come si è detto la Innocenti produce e commercializza solo un modello di auto: La Mini disegnata da Bertone ereditata dalla gestione British Leyland, nelle tre versioni 90 (denominata successivamente 90N II e Mille), 120 e De Tomaso. Lo stabilimento di Lambrate non rimane però sottoutilizzato a lungo: come prevedono i piani di ristrutturazione, col passare del tempo buona parte del personale della ex Leyland Innocenti viene reintegrato. Nello stabilimento di Lambrate inizia la produzione di motori per le fabbriche di motociclette del Gruppo De Tomaso. Dopo l’acquisizione della Maserati da parte di De Tomaso allo stabilimento Innocenti di Milano si impianta anche la linea di produzione della nuova auto del Tridente: la Biturbo. I primi esemplari della nuova Maserati escono dalle linee di Lambrate nel 1981.

Il 10 luglio 1981 De Tomaso riesce, svincolato dall’accordo con la British Leyland per la fornitura dei motori delle Mini, ad accordarsi con la giapponese Daihatsu per la fornitura di gruppi motore e cambio per le Mini prodotte dalla Innocenti.

La scelta cade sul motore a 3 cilindri che equipaggia la Daihatsu Charade che viene montato sulla Mini italiana a partire dal 1982. Nel 1982 dunque escono di produzione le Mini 90-120 e De Tomaso e vengono immesse sul mercato le nuove “MiniTre” e Mini “Turbo De Tomaso”.

La MiniTre

La Innocenti MiniTre del 1982 montava un motore Daihatsu da 993 cm3 erogante 55 cv. La scelta della Innocenti al lancio della MiniTre era stata quella di puntare sulle doti della nuova motorizzazione. La carrozzeria della MiniTre infatti divergeva infatti solo in alcuni dettagli (fanaleria, paraurti avvolgenti, nuovo cruscotto e diverse piccole migliorie) da quella della Mini di Bertone che era già in produzione dal 1974. Le doti del nuovo motore giapponese erano i bassi consumi e la potenza erogata superiore alla vecchia versione col motore inglese. Anche le sospensioni, modificate dovevano consentire, a detta della Innocenti un maggior confort (la versione del’74 era stata un po’criticata per la sua rigidezza, che d’altra parte garantiva però un ottima tenuta di strada), grazie allo schema convenzionale Mc-Pherson. Bisogna notare che questa MiniTre fu la prima auto ad essere prodotta da una casa italiana con un motore a tre cilindri. La Innocenti aveva puntato molto sulle caratteristiche del nuovo motore ma in un primo momento gli acquirenti si trovarono spiazzati, rimpiangendo forse a causa di qualche pregiudizio l’unità propulsiva inglese. Dal 1983 però le vendite riprendono quota, e la versione a tre cilindri, guardata dal mercato che aveva sperimentato la sua affidabilità con meno diffidenza, inizia a vendere discretamente.

  

   La Nuova MiniTre e la Due Cilindri 650

Con la MiniTre alla Innocenti si riprende anche l’idea della MiniMatic. Si assemblano cioè vetture con un cambio automatico a due rapporti che fanno della piccola Mini la citycar ideale. Per i più attenti al risparmio la Daihatsu fornisce anche un piccolo propulsore Diesel sotto ai 1000 cm3 che anch’esso equipaggia la nuova MiniTre D consentendo prestazioni dignitose e consumi particolarmente contenuti. Frenano un po’il successo della MiniTre oltre il motore “di nuova concezione” che non è subito apprezzato dal mercato, anche la linea che dal restyling risulta ringiovanita, ma un po’meno pulita e piacevole dell’originale. Per la politica di prezzi attuata, la nuova MiniTre si colloca nella fascia utilitaria. Se la Mini 90 e la Mini 120, come prima di loro le Mini fabbricate su licenza della BMC, si erano ritagliate un posto da reginette del segmento nella fascia delle utilitarie un po’snob e trasgressive, la MiniTre aveva forse puntato un po’troppo sull’economia. Il prezzo della MiniTre è d’attacco e nelle campagne pubblicitarie viene sottolineata l’economia dei nuovi modelli. Viene a cambiare dunque l’immagine della vettura, da nettamente snob a un po’”cheap”.

Anche l’immagine del marchio Innocenti risente della nuova collocazione di marketing della MiniTre e si da inizio ad un periodo dove Innocenti non vuole più dire auto piccola ma di alto rango, ma utilitaria, efficiente ed economica.

Nel corso degli anni ’80 alla MiniTre viene affiancata anche una versione a due cilindri. Questa piccola utilitaria, denominata Innocenti 650 monta un moderno propulsore anch’esso della Daihatsu che esalta le doti di economia della piccola Innocenti. La versione a due cilindri promette consumi bassissimi, e allestimenti semplificati (vengono riproposti gli interni della Mini del ’74) volti a tagliare i costi di produzione e il prezzo di vendita. La carrozzeria è sempre quella di Bertone ristilizzata differisce minimamente da quella della MiniTre.

La Turbo De Tomaso

Se la Mini 90 era stata sostituita dalla MiniTre la Mini De Tomaso col vecchio motore della Mini Cooper aveva trovato degna erede nella nuova “Turbo De Tomaso”. La Turbo De Tomaso montava in pratica lo stesso motore a tre cilindri Daihatsu della MiniTre al quale era stato aggiunto il compressore volumetrico. La potenza era salita così a 75 cv. che facevano della piccola Innocenti, originariamente pensata per un onesto motore da 750 cm3 una vera piccola sportiva. La caratterizzazione sportiva sia a livello di carrozzeria che a livello di meccanica e di allestimenti era molto marcata. La Turbo De Tomaso riscosse un buon successo tra i giovani e gli appassionati di piccole sportive. Il prezzo piuttosto salato era in linea con le aspettative di coloro che erano abituati a pagare un prezzo più alto per una piccola utilitaria ma sportiva e sfiziosa.

La particolarità del motore a tre cilindri sovralimentato e la grinta delle prestazioni della piccola Innocenti diedero anche uno slancio alle esportazioni, tanto che per un periodo di tempo la Turbo De Tomaso venne esportata, oltre che in Europa, addirittura in Giappone e in un mercato difficilissimo per le auto europee come quello nordamericano. Se negli USA l’esportazione venne bloccata perché l’auto non rispondeva alle norme NTHSA, in Canada la piccola Innocenti ebbe il suo piccolo successo, garantito anche dal fatto di essere commercializzata dalla rete di concessionari di De Tomaso e Maserati.


Innocenti Turbo De Tomaso circolante in Canada

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