In quegli anni l'Innocenti partecipò alla fornitura di corpi per bombe
di 150 e 250 kg per aereo, utilizzando spezzoni di tubo. L'impresa
registrava un utile nel 1935 di 840.000 lire. Per sfuggire alla legge
sui prelevamenti operata dal fisco sulla base di una legge del 1935
molti industriali furono costretti ad investire ampliando le proprie
strutture industriali; così fece l'Innocenti che per sostenere le
forniture di proiettili fu costretta ad ampliare la propria struttura
industriale, spostando gli impianti da Roma a Milano, ampliando il
reparto MO/l con una deviazione del Lambro e costruendo la palazzina
uffici in Via Pitteri. A Roma rimaneva solo il magazzino per la vendita
dei tubi.
Gli eventi bellici avevano portato al raddoppio dei dipendenti rispetto
al 1934. La continua richiesta per la costruzione di hangar per
l'aeronautica e la costruzione di bombe ricavate dai tubi (Dalmine)
consentiva la rapida crescita della società; inoltre la stima meritata
con i lavori vaticani portava "acqua al mulino".
Con la nascita dell'IRI nel 1933 la Dalmine venne ad esserne conglobata,
cosicché l'Innocenti, già in possesso di un ingente numero di azioni
Dalmine, accrebbe sempre di più la sua partecipazione, diventando uno
degli azionisti privati più potenti.
Il rapido sviluppo della Fratelli Innocenti indusse Ferdinando alla
creazione di un consiglio di amministrazione ed un collegio sindacale
con riunione del 16 aprile1936. Il consiglio era composto dai più fidati
collaboratori: Rosolino Innocenti, il prof. Giulio Giussani, l’ing.
Giuseppe Checchi, il rag. Vittorio Verdarini con la presidenza a
Ferdinando Innocenti.
Il Collegio sindacale era composto dall'Avv. Renato Finocchi, l'Avv.
Carlo Jurgens e il dott. Giuliano Mastrogiovanni.
In quell'occasione la società prendeva il nome di Innocenti Società
Anonima per applicazioni tubolari acciaio.
Il 1936 vide la proclamazione dell'impero che con l'allargamento della
guerra e la stipulazione del patto d'acciaio con la Germania richiesero
sempre di più l'impegno della Innocenti nella costruzione di proiettili
che ora erano anche per l'artiglieria e la marina.
Il bilancio, anche nel 1936, si chiuse con un utile di 877.000 lire
nonostante i grossi investimenti operati per l'ampliamento, mentre nel
1937 toccò il milione.
Il 1938 vide la costruzione del capannone Marina (l'attuale MO/2) con
conseguente spostamento più ad est del Lambro. Nello stesso periodo
venne eretta l'attrezzeria ed il palazzo dei Servizi Sociali (attuale
SOCI) e, malgrado le ingenti somme utilizzate per l'ampliamento, il
bilancio si concluse con un utile di quasi 1.500.000 lire.


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