Il piano di riconversione era così concepito:
1.Produzione
di un veicolo di grande diffusione popolare a costi bassi
2.Costruzione
di macchinari siderurgici ed impianti industriali
3.Sviluppo
dei processi di sinterizzazione

Il
veicolo da trasporto sarebbe stato poi la Lambretta. L'ispirazione venne
nel vedere a Roma i mezzi paracadutabili dei parà inglesi. Innocenti si
convinse che un mezzo simile poteva incontrare i favori del pubblico in
una Italia bisognosa di rapidi spostamenti, perciò venne in contatto, a
Guidonia, con il colonnello D'Ascanio ma presto insorsero discordanze
sul modello di impostazione del veicolo cosicché il D'Ascanio se ne andò
alla Piaggio dove diventerà il padre della "Vespa".
Si mise in contatto allora con un altro colonnello in forza al Centro
Sperimentale di Guidonia, l'ing. Torre, che diverrà il padre della
Lambretta.
Nel settore della siderurgia Ferdinando Innocenti voleva sfruttare gli
studi e l'esperienza di Calmes ad Apuania sulle macchine per la
produzione di tubi senza saldatura.
Nel campo dei sinterizzati si voleva realizzare boccole e bronzine per
motori elettrici ed endotermici.
Questo era da ritenersi un ambizioso progetto di
ristrutturazione/riconversione che presupponeva una revisione
qualitativa e quantitativa delle forze impiegate.
La manodopera era così composta: 691 operai qualificati, specializzati,
capisquadra; 969 manovali e operai senza qualifica; 729 donne; 146
fattorini, guardie, portinai, autisti; 252 impiegati, progettisti
dirigenti, per u totale di 2767 lavoratori: 1900 a Lambrate, 500 al
Guerra III, 367 al Guerra II. Un centinaio erano occupati all'esterno,
alla ATA ecc. L’85% degli operai era senza qualifica.
Va notato che nel 1945 la fabbrica viene sottoposta a gestione
commissariale straordinaria per ordine del governo militare alleato ma i
risultati deludenti fanno revocare la gestione dopo circa 3 mesi. Si
istituisce allora il I°consiglio di gestione e Innocenti riprende il
pieno controllo del complesso iniziando la smobilitazione di circa 2000
lavoratori e impegnandosi a ricostruire un organico per 2000 lavoratori
nel giro di due anni.
Viene trattata anche con la Camera del Lavoro la socializzazione
dell’azienda che ha come obiettivo, da parte di Innocenti di far
partecipare lo Stato ala gestione dell’azienda.
Alla fine del 1945 le scarse attività (solo un centinaio di operai
lavoravano per costruire carcasse di motori elettrici della Bezzi), non
permettevano di sostenere le spese e quindi si provvide alla vendita
delle scorte di materie prime, al recupero di 42.000.000 di Buoni del
Tesoro bloccati a Roma, 3.000.000 per la vendita del pacchetto Dalmine;
ma era necessario per l'azienda il recupero di 175.000.000 di crediti in
gran parte dai tedeschi.
Ai primi del 1946 gli operai erano ancora 800 più 150 impiegati.
Nel 1946 viene dichiarato il grave stato di crisi della Innocenti, che
si risolve negli anni successivi con l’aumento degli affari nel settore
sia della meccanica pesante che delle moto.
Il 12 novembre 1946 arrivarono i primi finanziamenti per la
ricostruzione e produzione (300.000.000 di lire), che doveva iniziare
nel 1947.
La carenza di carbone e di energia elettrica provocò non pochi ritardi
al programma che era nel frattempo alleggerito del punto 3 (esperienza
sui sinterizzati) a causa della tecnologia divenuta ormai superata.
Alcune ordinazioni nel settore industriale cominciavano a vedersi già
alla fine del 1946; 6 macchine speciali per la Dalmine per 200
tonnellate in totale, costruzione di laminatoi per tubi per la
Jugoslavia per 3200 tonn. e 1150 tonn. di macchinari per la Polonia.
Queste fornire vennero saldate con materie prime e carbone.
La produzione scooteristica segnava ancora ritardi a causa delle
forniture esterne per carenze energetiche e per la messa a punto di un
prodotto sostanzialmente nuovo per l'azienda.
Il primo lotto di 25 Lambrette erano in fase di completamento mentre 2
Lambrette più 1 furgoncino erano pronti per il Salone di Parigi.
Una rete commerciale di concessionari era pronta in ben 33 province e
c'erano in tasca ben 3300 prenotazioni che si pensava di soddisfare già
nel marzo 1948. La fonderia funzionava a pieno ritmo per le fusioni in
alluminio mentre si stava terminando l'allestimento delle attrezzature
per le fusioni in ghisa. La situazione finanziaria, ancora delicata,
vedeva qualche schiarita all'inizio del 1948 con l'arrivo dei pagamenti
per le commesse straniere e decisamente sicura in aprile con la
concessione di 100.000.000 $ all'industria italiana dalla Eximbank
U.S.A.
Purtroppo però invece delle 150 Lambrette giornaliere, la produzione non
superava le 10 unità a causa soprattutto dalla mancanza di
organizzazione e al ritardo dei programmi oltre che dalla mancanza di
risorse finanziarie.
Aveva inizio una riorganizzazione ad opera di Calbiani nella Divisione
Motori che prevedeva subito il raggiungimento della produzione di 25/30
scooter al giorno e a breve, massimo nella primavera, le 50 unità.
La fonderia veniva utilizzata totalmente per produrre parti necessarie
all'approntamento delle Lambrette non più come mentita a sviluppo
autonomo come previsto da Innocenti nel suo progetto a 3 punti.
Ricostruito lo stabilimento di Apuania, Ferdinando Innocenti si
assicurava, con abili manovre finanziarie e costituendo società, un
posto preminente nella costruzione dei tubi.
Lo stabilimento di Lambrate veniva diretto da Lauro che, oltre a vantare
conoscenze importanti negli ambienti industriali, godeva di grande stima
provenendo dalla Navalmeccanica, azienda IRI.
La divisione motori rimaneva una grossa preoccupazione e, come lamentava
Lauro, "la produzione di moto scooter rappresenta un'avventura che ha
rischiato e rischia tuttora di mandare l'azienda in rovina; oltre ad
aver assorbito tutto l'utile della meccanica pesante e' andata ad
intaccare anche le quote delle prenotazioni."
Altre considerazioni in seno al consiglio di gestione espresse da Moro:
"l'avviamento della produzione della Lambretta, per una serie di errori
commessi e' costata all'azienda un immane sacrificio" nell'ordine di
500.000.000 in più del previsto.
La produzione di Lambrette del modello M (1° tipo) raggiunge alla fine
del 1948 la potenzialità di 80-85 unità giornaliere ma in realtà, ne
venivano prodotte solo 70 per le difficoltà di collocazione sul mercato
nazionale.
Nell'autunno si cominciò ad esportare, verso gli USA e l'Argentina, un
primo lotto di 2000 macchine; contemporaneamente veniva iniziato lo
studio per la costruzione di un nuovo modello (tipo B) che doveva essere
prodotto nel 1949 e che doveva ovviare agli innumerevoli difetti della
serie precedente. Infatti, simile di aspetto al primo, mantenendo
essenzialmente lo stesso propulsore, veniva adottato un nuovo sistema di
sospensione anteriore e introdotta la sospensione posteriore, cambio a
mano (non più a pedale) ruote da 8" anziché da 7", infine colori
metallizzati.
Studi alternativi per cautelarsi da possibili errori di valutazione
sulle reali possibilità di collocazione degli scooters, ottennero, come
risultato, l'inizio della costruzione di un piccolo ed economico
"trattore del popolo" di soli 20 CV di potenza, trasformabile in
autofurgoncino su brevetto nazionale gia in costruzione alla Hesemberg
di Monza.
Il settore della meccanica pesante non destava preoccupazioni in quanto
gli ordini garantivano lavoro per un anno e mezzo anche se veniva
affermato che "in questo periodo ci siamo mangiati il 30% finanziando la
produzione della Lambretta".
L'azienda, all'inizio del 1948, si era data una struttura direttiva ed
organizzativa veramente moderna ed efficiente. Accanto al presidente
Ferdinando Innocenti c'era un ufficio di presidenza con a capo
Fioramonti e Fumagalli, Lauro direttore generale ed amministratore
delegato, direttore centrale Guani, direttore centrale amministrativo
Moro.
La divisione meccanica pesante era diretta da Rey mentre la divisione
motori era diretta, dal giugno 1949, da Parolari.
Al 31 ottobre 1948 erano state prodotte 9.660 unità di Lambretta A, data
di cessazione della produzione del modello.
Il consuntivo fatto a febbraio del 1949 indicava una perdita d'esercizio
superiore agli 800.000.000, passivo che non impensierì più di tanto
Ferdinando Innocenti, perché già nei primi 3 mesi di produzione del
modello 125 B il passivo si era ridotto di 200 milioni, recuperati dalle
vendite fortunate di questo nuovo modello che, come abbiamo detto in
precedenza, doveva eliminare i difetti del precedente modello A.
La produzione, ormai organizzata industrialmente, passava dalle 70 unita
prodotte al giorno del gennaio 1949, alle 150 circa di luglio dello
stesso anno e riusciva a malapena a seguire le richieste. Veicoli
leggeri da trasporto con meccanica dello scooter, dal marzo 1949
venivano approntati al ritmo di 4 al giorno.
Il settore della meccanica pesante andava a gonfie vele e aveva un
portafoglio ordini di almeno 2 anni, soprattutto per una commessa di
fornitura con l'Austria.
Il 30 giugno 1949 il consiglio d'amministrazione risultava così
composto:
Presidente: Ferdinando Innocenti, Amministratore Delegato: Lauro;
Consiglieri: Luigi Innocenti (il figlio), Giussani e Pestalozzi.
La produzione di due nuovi modelli decisamente migliorati rispetto ai
modelli precedenti (125 C e 125 LC carenata) iniziò il gennaio 1950 con
un programma di produzione di 60.000 scooters, il doppio rispetto al
1949.
L'allargamento della produzione comportò la costruzione di un nuovo
impianto di verniciatura e l'ammodernamento delle attrezzature
produttive soprattutto per la lavorazione degli ingranaggi e la
pressofusione delle parti in alluminio.
La produzione iniziò con anticipo rispetto all'approntamento definitivo
della linea di produzione, in quanto il magazzino era rimasto vuoto del
modello precedente, ma già a maggio venivano prodotti 5.500 unità
mensili, a luglio si raggiungevano le 260 unità giornaliere composte da
160 C e 100 LC equivalenti a 6200 al mese. La produzione nel 1951 passò
da 6200 scooters a 7000 mensili. Le vendite, nel 1951, superarono
decisamente anche le più rosee previsioni per cui, per il 1952, fu
deciso un ulteriore aumento portando la produzione mensile da 7000 a
8000 unità. Nel dicembre 1951 vennero messi in produzione il nuovo
modello D e LD il primo di tipo economico, il secondo carenato, di forma
più elegante e pulita.
Intanto si era concesso alla NSU (1950) la licenza di costruzione della
Lambretta in Germania; anche in Francia si conseguì un accordo analogo
con la Fenwick con produzione annua iniziale di 13.000 scooters;
l'Innocenti possedeva la maggioranza del capitale sociale dell’azienda
francese.
Con il cambio della gamma dal modello C al modello D fu raggiunto e
superato il numero di 8.000 scooters al mese; nel 1952 si produssero un
totale di 96.000 veicoli di cui 16.000 esportati.
Una produzione cosi elevata trovava difficoltà a collocarsi sul solo
territorio nazionale mentre all'estero si opponeva resistenza alla
penetrazione, così si decise di approntare un modello più economico,
modello E, con una produzione di 70/80.000 unità e 40/50.000 mod. LD,
questo nel 1953, per mantenere costante il fatturato.
L'andamento della domanda non raggiunse però i livelli desiderati e
programmati anche se registrò un incremento dell'11% rispetto al 1952.
Il motofurgone (chiamato Lambro) venne prodotto nel 1952 in 1063 unità,
nel 1953 in 4780 unità e le esportazioni rappresentarono pur sempre il
25% degli scooters prodotti.
Alla fine del 1954 la stagnazione del mercato lascia molte moto
invendute nei piazzali della Innocenti, provocando una riduzione degli
orari di lavoro. Successivamente si prospetta la necessità di rinnovare
la fonderia che è adibita esclusivamente alla fusione dei cilindri in
ghisa per i motori della Lambretta. Gli operai eccedenti sono fatti
assumere da altre ditte, girati in altri reparti ed in alcuni casi
licenziati.
Nel 1955 l'Innocenti portò a termine uno dei più grandi contratti che
gli fossero mai capitati. Infatti la costruzione di uno stabilimento
elettrosiderurgico a ciclo integrale in Venezuela, sulla riva
dell’Orinoco, rappresentava una commessa colossale, pari a 350 milioni
di dollari USA. Alla gara si presentavano insieme, in joint-venture
Innocenti e Fiat. I lavori cominciarono all'inizio del 1956.
Ben presto la Fiat ruppe la joint-venture e così l'Innocenti poté
assicurarsi un introito di 40 miliardi per la società. Il lavoro venne
completato anche se la Giunta Democratica, dopo aver estromesso il
dittatore Jmenez, stabilì che il costo da pagare per lo stato era
eccessivo e quindi non sarebbe stato saldato; in realtà il successivo
governo si presentò su posizioni più morbide rispettando gli accordi
conclusi.
La produzione scooteristica nel 1955 era ad un buon livello anche se non
raggiunse quelli del 1953. Anche il settore della meccanica pesante
andava a gonfie vele.
Venne lanciato, agli inizi dell'anno, un ciclomotore di 48 cc. a ruote
alte e a 2 velocità (il Lambrettino 48), con una produzione di 6.000
unità e 22.000 unità nel 1956, con un aumento globale della produzione
del 20% (scooter + ciclomotore).
Gli anni tra il 1958 e il 1963 rappresentarono un periodo di grande
crescita industriale italiana.
Nel 1961 si superò del 97% i valori del 1953.


Due modelli di Lambretta dei primi anni ‘50
La Innocenti si sviluppa a un ritmo velocissimo: la produzione di
motoveicoli fatta uguale a 100 nel 1957 sale a 103,5 nel 1958, a 120 nel
1959 e a 148 nel 1960.
Nel settore della meccanica pesante vennero costruite, nel 1950, 2800
tonnellate di macchinari, 21.550 nel 1960 e gli utili alla fine del 1960
erano aumentati del 59% rispetto al 1950; il capitale sociale del 2000%;
notevole incremento e' stato dato dall’"affare" venezuelano.
La Innocenti dal dopoguerra non aveva smesso di produrre nemmeno
macchinari di meccanica pesante: Le presse per lo stampaggio dei metalli
della casa di Lambrate avevano raggiunto in breve tempo una buona fama
internazionale e la divisione presse dell’Innocenti era diventata ben
presto fornitrice delle più note Case automobilistiche sia nazionali
(Alfa Romeo, Fiat e Lancia) che internazionali (Ford e Volkswagen).


Pressa per carrozzeria di fabbricazione Innocenti e lo stabilimento di
Lambrate
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