Alla fine degli anni ’50 Luigi Innocenti, figlio di Ferdinando e
vicepresidente dal 1958, uomo vissuto in realtà sempre all'ombra della
personalità paterna, riuscì ad imporre (fu l'unica volta) il sogno
sempre cullato fin dall'infanzia: la costruzione di una automobile.
Questa svolta si rendeva necessaria per impiegare le ingenti risorse
ottenute dagli anni precedenti.
Già nel 1957 all'ing. Torre era stato affidato il progetto di una
piccola vettura, ma in seguito Torre venne tolto dal progetto da
Parolari (pupillo di Lauro) che voleva essere l'unico responsabile del
settore motori.
Nel 1957/1958 Torre studiò un prototipo di autovettura utilitaria
costruibile totalmente dalla Innocenti, ma il progetto venne nuovamente
accantonato agli inizi del 1959 in quanto si presero i contatti che si
erano instaurati con la Gogomobil Iseria per la costruzione di una
vetturetta di 400 cm3.
Innocenti inoltre non voleva urtare Fiat, cliente alla quale la
Innocenti forniva le presse fabbricate dal settore meccanica pesante,
nel settore della produzione automobilistica.
Nel 1959 si presero contatti con BMC di Birmingham per la realizzazione
di una berlina dell'Austin di 900 cm3: la A40.
L'accordo stipulato prevedeva il montaggio, il sotto assemblaggio, la
verniciatura dei pezzi forniti dalla BMC.
Un accordo molto lacunoso e sfavorevole per la Innocenti, di durata
settennale. In poco più di un anno venne approntata la linea della A40 e
alla fine del 1960 si iniziò la produzione con circa 100 vetture al
giorno. La produzione era realizzata con metodi di assemblaggio
antiquati, decisamente più vetusti dei sistemi introdotti alla Fiat (la
linea di trazione della catena di montaggio delle A40 per esempio era
ancora a pavimento mentre quella della Fiat 600 era avvenieristicamente
moderna potendo vantare il trasporto delle scocche agganciato alle
rotaie a soffitto). Nel 1963 alla Innocenti si incomincia a pensare a un
ambizioso progetto automobilistico. Un coupè motorizzato Ferrari e
carrozzato da Bertone. Il progetto però rimarrà solo il sogno
dell’Imprenditore perché dopo i primi prototipi l’idea venne
accantonata. Nel 1964 tuttavia le ripercussioni del ristagno economico e
della stretta creditizia si hanno pure alla Innocenti, soprattutto nel
settore Lambretta, aggravate da una crisi strutturale della stessa
produzione motociclistica nazionale. Anche il settore dell’automobile è
colpito: la Innocenti infatti produce veicoli di cilindrata medio-alta e
con caratteristiche tecniche che selezionano gli acquirenti; a questo
bisogna aggiungere i precedenti accordi con la BMC che non permettono
l’esportazione. Negli anni ’65 e ’66 la netta ripresa è dovuta alla
fortunata produzione della Mini.
La A40
La A40 era una vettura sostanzialmente utilitaria fabbricata nella
versione Berlina e Combinata. Era sostanzialmente la Austin A40 Farina
inglese modificata in qualche dettaglio e assemblata negli stabilimenti
di Lambrate. I lamierati particolari della versione Innocenti della A40
(cofani con diversi portatarga quadrati e vari dettagli) venivano
fabbricati direttamente all’interno della Innocenti mentre l’intera
parte meccanica e alcune parti di carrozzeria venivano solo assemblate e
verniciate a Milano, in quanto importate direttamente dalla Gran
Bretagna. La A40 combinata montava diversi dettagli di produzione
Innocenti in quanto la carrozzeria Giardinetta era stata modificata in
maniera più pesante di quanto non fosse stato fatto per la berlina
rispetto alle cugine inglesi. Le motorizzazioni di 950 cm3 della prima
serie e di 1100 cm3 della seconda serie (A40S) posizionavano la A40 nel
segmento delle auto medio-piccole (ricordiamo che a quel tempo
l’utilitaria per eccellenza, la Fiat 600 era mossa da un motore di 633
cm3). La A40 rimane in produzione dal 1960 al 1965.
Innocenti – Austin A40 Combinata
Nel 1961/1962 venne impiantato anche un reparto di stampaggio per la
produzione di pezzi necessari all'assemblaggio della A40, dello spider e
dello Spider carrozzato Ghia con la stessa meccanica della A40 e di
concezione simile alla Austin Haley Sprite di cui riprendeva
grossolanamente le forme.
La 950 Spider (S) e la 1100 Coupè
Nel 1961 entrò in produzione al fianco della A40 una piccola spider che
si avvaleva degli organi meccanici della A40 stessa. La carrozzeria,
filante e innovativa, disegnata dal noto carrozziere Ghia , riprendeva e
reinterpretava l’idea della piccola spider inglese Austin Healey Sprite.
Grazie alle nuove linee di stampaggio delle carrozzerie a Lambrate si
riuscì a mantenere l’intera componente meccanica inglese della Sprite e
la motorizzazione della A40, pur facendo indossare alla piccola
Innocenti un vestito firmato totalmente nuovo. La piccola Innocenti
venne accolta col giusto calore, anche se il motore di soli 950 cm3 non
sempre appagava i desideri sportivi dei clienti; inoltre la piccola
Spider Innocenti doveva subire la concorrenza della Fiat 850 Sport,
diretta rivale per segmento di mercato e vera best seller delle piccole
sportive di quegli anni. Vennero costruite anche delle versioni chiuse
della Spider Innocenti – Ghia e con l’entrata in commercio della A40S
anche sulla Spider e sulla Coupè venne adottata la nuova motorizzazione
di 1.100 cm3. La produzione terminò nel 1968.

Innocenti 950 Spider in una immagine pubblicitaria dell’epoca.
La produzione complessiva delle auto ammontò a 20.900 unità nel 1962 e
si incrementò nel 1963 quando venne messa in produzione la IM3 nelle
versioni normale e super sicché alla fine del 1963 la produzione toccava
le 30.600 unità.
La IM3


La Mini
Fino al 1965 il nome della
Innocenti, ai più, era ancora legato solamente a quel fenomeno di
costume che negli anni del Miracolo Economico e ai bagliori della
motorizzazione di massa (quella con le due ruote) che si chiamava
Lambretta. Alla fine del 1965 a Lambrate divenne operativa una nuova
linea di montaggio: quella della Mini.
La celebre vetturetta della
Austin Morris, progettata alla fine degli anni ‘50 da Sir Alec Issigonis
usciva dalle catene di montaggio della Austin Morris già dal 1961. In
Italia era importata dalla British Motor Corporation ma il prezzo di
listino all’automobilista Italiano era salato. Colpa dei costi di
trasporto e della struttura protezionistica del mercato automobilistico
italiano di quegli anni.
Per aggirare il problema
dell’importazione e iniziare a vendere un prodotto così riuscito in
quantità adeguata anche sul mercato italiano la BMC decide di affidare
alla Innocenti l’assemblaggio anche della Mini.
Naturalmente il consiglio di
amministrazione della Innocenti (con ancora a capo Luigi Innocenti)
accettano di buon grado le proposte inglesi e iniziano a modificare il
progetto originale della Mini in qualche dettaglio, così da renderlo più
gradevole al pubblico Italiano. La Mini, già nel suo progetto originale,
si proponeva come vettura innovativa. Tra le prime utilitarie a credere
nella formula “tutt’avanti” con motore trazione e cambio all’anteriore,
si proponeva come una vettura di soli tre metri di lunghezza, ma con
l’80% dello spazio totale dedicato ai passeggeri, capace di trasportare
agevolmente 4 persone, con motorizzazioni abbastanza scattanti che
rendevano la guida particolarmente piacevole. Gli ingegneri della
Innocenti prendono come base per la versione Italiana la versione al top
della gamma Austin (la Cooper) e modificano piccole cose, che però fanno
la differenza con il modello inglese: i portatarga diventano quadrati
(fatti apposta sulle misure delle targhe Italiane di quel periodo), si
aggiungono gli indicatori di direzione laterali, si cambiano leggermente
gli allestimenti interni e viene scelta una gamma di colori vivace. Si
adottano inoltre le sospensioni Hydrolastic simili a quelle della IM3.

Piccola
Grande Mini: l’80% dello spazio è dedicato ai passeggeri!

La Linea di
montaggio della Mini MKI a Lambrate(1968)
Il mito della
Mini oltretutto è già presente nella mente giovani che seguono le
competizioni sportive dove le versioni della Mini elaborate da John
Cooper iniziano a collezionare vittorie. La Mini si presenta poi come
l’utilitaria snob, un po’trasgressiva e con una nota di sportività.
Con queste
premesse sfondare sul mercato italiano è piuttosto facile.
La mini
adotta come prima motorizzazione un 850 cm3 sempre di produzione BMC e
si posiziona giustamente nella fascia di prezzo della Fiat 850.
Col tempo la
Mini è sempre rivista e affinata. Escono anche col marchio Innocenti le
mini in versione Cooper di connotazione sportiva, e anche la versione
“Made in Italy” della Mini inizia a collezionare successi sportivi.
Viene assemblata in Italia anche la versione T (traveller) della Mini
ossia la trasgressiva giardinetta, sia con finiture in legno che
metallica. La Mini si modifica costantemente per non perdere il treno
del successo che la sta premiando. Le Cooper presto adottano il motore
delle Cooper inglesi di 998 cm3, poi sostituito addirittura dal 1275
erogante 71 cv. delle 1275GT inglesi che permette alla Cooper
prestazioni di tutto rispetto. Anche le sospensioni vengono modificate e
diventano a coni in gomma. Gli uomini del marketing caratterizzano la
Cooper con accessori che ne caratterizzano particolarmente la vena
sportiva. Le versioni “tranquille” quali la 1000 e la 1001 vengono
invece progressivamente affinate cercando di evidenziare il concetto
dell’eleganza. Vengono prodotte anche versioni col cambio automatico
denominate MiniMatic.
La
concorrenza italiana della Mini è rappresentata dalla Autobianchi A112,
che a lanciata nel 1969 aveva raggiunto molti consensi ma non dava
grosse preoccupazioni alla Innocenti. Nonostante la concorrenza infatti
la Mini tra la fine degli anni ’60 e l’inizio degli anni ’70 continuava
ad essere venduta al ritmo di 60.000 esemplari l’anno!
Nel 1973 la
Innocenti (ormai controllata dalla BLMC e chiamata Leyland Innocenti)
inizia anche ad esportare. Il prodotto che una volta era destinato solo
al mercato domestico viene venduto su diversi mercati Europei e anche
qualche esemplare approda negli U.S.A. Un buon successo per una macchina
di 3 metri di lunghezza e 1000 cm3 sotto al cofano!
Oltretutto le
campagne pubblicitarie della Innocenti col fortunato slogan “Non
desiderare la Mini d’altri” diventano un simpatico tormentone sulle
riviste. La Innocenti anche da questo punto di vista fu sempre molto
attenta e dinamica.
La Mini,
sempre leggermente ristilizzata e affinata rimane in produzione col
marchio Innocenti fino al 1975.

Capriccio
d’Imprenditore:
La Innocenti
Mini Mare della foto sopra, esemplare unico ad uso personale della
famiglia Innocenti, con cofano posteriore, calandra e sedili in Vimini e
open air, per le tenute al mare degli Imprenditori.

Alcune pubblicità del 1971

La Mini Cooper Export del ‘73
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