Storia della Innocenti - Andrea Gallazzi


I. FERDINANDO INNOCENTI, IMPRENDITORE
II. COME ERA

III. EVOLUZIONE A LIVELLO NAZIONALE DELL'IMPRESA
IV. LA PRODUZIONE BELLICA
V. LA INNOCENTI SAFTA
VI. LA RICONVERSIONE DELLA PRODUZIONE
VII. RISTRUTTURAZIONE E RICONVERSIONE – GENESI DELLA LAMBRETTA
   VIII. LA SVOLTA AUTOMOBILISTICA e GLI ANNI ‘60
IX. L’INNOCENTI : VICENDE DEGLI ANNI ‘60
X. LA GESTIONE BRITISH LEYLAND
XI. IL CROLLO DELLA GESTIONE LEYLAND
XII. LA GESTIONE DE TOMASO

XIII. L’AVVENTO DELLA GESTIONE FIAT
XIV. LA FINE

 VIII. LA SVOLTA AUTOMOBILISTICA e GLI ANNI ‘60


Alla fine degli anni ’50 Luigi Innocenti, figlio di Ferdinando e vicepresidente dal 1958, uomo vissuto in realtà sempre all'ombra della personalità paterna, riuscì ad imporre (fu l'unica volta) il sogno sempre cullato fin dall'infanzia: la costruzione di una automobile.

Questa svolta si rendeva necessaria per impiegare le ingenti risorse ottenute dagli anni precedenti.
Già nel 1957 all'ing. Torre era stato affidato il progetto di una piccola vettura, ma in seguito Torre venne tolto dal progetto da Parolari (pupillo di Lauro) che voleva essere l'unico responsabile del settore motori.

Nel 1957/1958 Torre studiò un prototipo di autovettura utilitaria costruibile totalmente dalla Innocenti, ma il progetto venne nuovamente accantonato agli inizi del 1959 in quanto si presero i contatti che si erano instaurati con la Gogomobil Iseria per la costruzione di una vetturetta di 400 cm3.

Innocenti inoltre non voleva urtare Fiat, cliente alla quale la Innocenti forniva le presse fabbricate dal settore meccanica pesante, nel settore della produzione automobilistica.

Nel 1959 si presero contatti con BMC di Birmingham per la realizzazione di una berlina dell'Austin di 900 cm3: la A40.

L'accordo stipulato prevedeva il montaggio, il sotto assemblaggio, la verniciatura dei pezzi forniti dalla BMC.

Un accordo molto lacunoso e sfavorevole per la Innocenti, di durata settennale. In poco più di un anno venne approntata la linea della A40 e alla fine del 1960 si iniziò la produzione con circa 100 vetture al giorno. La produzione era realizzata con metodi di assemblaggio antiquati, decisamente più vetusti dei sistemi introdotti alla Fiat (la linea di trazione della catena di montaggio delle A40 per esempio era ancora a pavimento mentre quella della Fiat 600 era avvenieristicamente moderna potendo vantare il trasporto delle scocche agganciato alle rotaie a soffitto). Nel 1963 alla Innocenti si incomincia a pensare a un ambizioso progetto automobilistico. Un coupè motorizzato Ferrari e carrozzato da Bertone. Il progetto però rimarrà solo il sogno dell’Imprenditore perché dopo i primi prototipi l’idea venne accantonata. Nel 1964 tuttavia le ripercussioni del ristagno economico e della stretta creditizia si hanno pure alla Innocenti, soprattutto nel settore Lambretta, aggravate da una crisi strutturale della stessa produzione motociclistica nazionale. Anche il settore dell’automobile è colpito: la Innocenti infatti produce veicoli di cilindrata medio-alta e con caratteristiche tecniche che selezionano gli acquirenti; a questo bisogna aggiungere i precedenti accordi con la BMC che non permettono l’esportazione. Negli anni ’65 e ’66 la netta ripresa è dovuta alla fortunata produzione della Mini.

 

La A40

 

La A40 era una vettura sostanzialmente utilitaria fabbricata nella versione Berlina e Combinata. Era sostanzialmente la Austin A40 Farina inglese modificata in qualche dettaglio e assemblata negli stabilimenti di Lambrate. I lamierati particolari della versione Innocenti della A40 (cofani con diversi portatarga quadrati e vari dettagli) venivano fabbricati direttamente all’interno della Innocenti mentre l’intera parte meccanica e alcune parti di carrozzeria venivano solo assemblate e verniciate a Milano, in quanto importate direttamente dalla Gran Bretagna.  La A40 combinata montava diversi dettagli di produzione Innocenti in quanto la carrozzeria Giardinetta era stata modificata in maniera più pesante di quanto non fosse stato fatto per la berlina rispetto alle cugine inglesi. Le motorizzazioni di 950 cm3 della prima serie e di 1100 cm3 della seconda serie (A40S) posizionavano la A40 nel segmento delle auto medio-piccole (ricordiamo che a quel tempo l’utilitaria per eccellenza, la Fiat 600 era mossa da un motore di 633 cm3). La A40 rimane in produzione dal 1960 al 1965.

  Innocenti – Austin A40 Combinata

 

Nel 1961/1962 venne impiantato anche un reparto di stampaggio per la produzione di pezzi necessari all'assemblaggio della A40, dello spider e dello Spider carrozzato Ghia con la stessa meccanica della A40 e di concezione simile alla Austin Haley Sprite di cui riprendeva grossolanamente le forme.

 

La 950 Spider (S) e la 1100 Coupè

 

Nel 1961 entrò in produzione al fianco della A40 una piccola spider che si avvaleva degli organi meccanici della A40 stessa. La carrozzeria, filante e innovativa, disegnata dal noto carrozziere Ghia , riprendeva e reinterpretava l’idea della piccola spider inglese Austin Healey Sprite. Grazie alle nuove linee di stampaggio delle carrozzerie a Lambrate si riuscì a mantenere l’intera componente meccanica inglese della Sprite e la motorizzazione della A40, pur facendo indossare alla piccola Innocenti un vestito firmato totalmente nuovo. La piccola Innocenti venne accolta col giusto calore, anche se il motore di soli 950 cm3 non sempre appagava i desideri sportivi dei clienti; inoltre la piccola Spider Innocenti doveva subire la concorrenza della Fiat 850 Sport, diretta rivale per segmento di mercato e vera best seller delle piccole sportive di quegli anni. Vennero costruite anche delle versioni chiuse della Spider Innocenti – Ghia e con l’entrata in commercio della A40S anche sulla Spider e sulla Coupè venne adottata la nuova motorizzazione di 1.100 cm3. La produzione terminò nel 1968.

 

Innocenti 950 Spider in una immagine pubblicitaria dell’epoca.

La produzione complessiva delle auto ammontò a 20.900 unità nel 1962 e si incrementò nel 1963 quando venne messa in produzione la IM3 nelle versioni normale e super sicché alla fine del 1963 la produzione toccava le 30.600 unità.

 

La IM3

 

La Mini

 

Fino al 1965 il nome della Innocenti, ai più, era ancora legato solamente a quel fenomeno di costume che negli anni del Miracolo Economico e ai bagliori della motorizzazione di massa (quella con le due ruote) che si chiamava Lambretta. Alla fine del 1965 a Lambrate divenne operativa una nuova linea di montaggio: quella della Mini.

La celebre vetturetta della Austin Morris, progettata alla fine degli anni ‘50 da Sir Alec Issigonis usciva dalle catene di montaggio della Austin Morris già dal 1961. In Italia era importata dalla British Motor Corporation ma il prezzo di listino all’automobilista Italiano era salato. Colpa dei costi di trasporto e della struttura protezionistica del mercato automobilistico italiano di quegli anni.

Per aggirare il problema dell’importazione e iniziare a vendere un prodotto così riuscito in quantità adeguata anche sul mercato italiano la BMC decide di affidare alla Innocenti l’assemblaggio anche della Mini.

Naturalmente il consiglio di amministrazione della Innocenti (con ancora a capo Luigi Innocenti) accettano di buon grado le proposte inglesi e iniziano a modificare il progetto originale della Mini in qualche dettaglio, così da renderlo più gradevole al pubblico Italiano. La Mini, già nel suo progetto originale, si proponeva come vettura innovativa. Tra le prime utilitarie a credere nella formula “tutt’avanti” con motore trazione e cambio all’anteriore, si proponeva come una vettura di soli tre metri di lunghezza, ma con l’80% dello spazio totale dedicato ai passeggeri, capace di trasportare agevolmente 4 persone, con motorizzazioni abbastanza scattanti che rendevano la guida particolarmente piacevole. Gli ingegneri della Innocenti prendono come base per la versione Italiana la versione al top della gamma Austin (la Cooper) e modificano piccole cose, che però fanno la differenza con il modello inglese: i portatarga diventano quadrati (fatti apposta sulle misure delle targhe Italiane di quel periodo), si aggiungono gli indicatori di direzione laterali, si cambiano leggermente gli allestimenti interni e viene scelta una gamma di colori vivace. Si adottano inoltre le sospensioni Hydrolastic simili a quelle della IM3.

 

Piccola Grande Mini: l’80% dello spazio è dedicato ai passeggeri!

 

La Linea di montaggio della Mini MKI a Lambrate(1968)

 

Il mito della Mini oltretutto è già presente nella mente giovani che seguono le competizioni sportive dove le versioni della Mini elaborate da John Cooper iniziano a collezionare vittorie. La Mini si presenta poi come l’utilitaria snob, un po’trasgressiva e con una nota di sportività.

Con queste premesse sfondare sul mercato italiano è piuttosto facile.

La mini adotta come prima motorizzazione un 850 cm3 sempre di produzione BMC e si posiziona giustamente nella fascia di prezzo della Fiat 850.

Col tempo la Mini è sempre rivista e affinata. Escono anche col marchio Innocenti le mini in versione Cooper di connotazione sportiva, e anche la versione “Made in Italy” della Mini inizia a collezionare successi sportivi. Viene assemblata in Italia anche la versione T (traveller) della Mini ossia la trasgressiva giardinetta, sia con finiture in legno che metallica. La Mini si modifica costantemente per non perdere il treno del successo che la sta premiando. Le Cooper presto adottano il motore delle Cooper inglesi di 998 cm3, poi sostituito addirittura dal 1275 erogante 71 cv. delle 1275GT inglesi che permette alla Cooper prestazioni di tutto rispetto. Anche le sospensioni vengono modificate e diventano a coni in gomma. Gli uomini del marketing caratterizzano la Cooper con accessori che ne caratterizzano particolarmente la vena sportiva. Le versioni “tranquille” quali la 1000 e la 1001 vengono invece progressivamente affinate cercando di evidenziare il concetto dell’eleganza. Vengono prodotte anche versioni col cambio automatico denominate MiniMatic.

La concorrenza italiana della Mini è rappresentata dalla Autobianchi A112, che a lanciata nel 1969 aveva raggiunto molti consensi ma non dava grosse preoccupazioni alla Innocenti. Nonostante la concorrenza infatti la Mini tra la fine degli anni ’60 e l’inizio degli anni ’70 continuava ad essere venduta al ritmo di 60.000 esemplari l’anno!

Nel 1973 la Innocenti (ormai controllata dalla BLMC e chiamata Leyland Innocenti) inizia anche ad esportare. Il prodotto che una volta era destinato solo al mercato domestico viene venduto su diversi mercati Europei e anche qualche esemplare approda negli U.S.A. Un buon successo per una macchina di 3 metri di lunghezza e 1000 cm3 sotto al cofano!

Oltretutto le campagne pubblicitarie della Innocenti col fortunato slogan “Non desiderare la Mini d’altri” diventano un simpatico tormentone sulle riviste. La Innocenti anche da questo punto di vista fu sempre molto attenta e dinamica.

La Mini, sempre leggermente ristilizzata e affinata rimane in produzione col marchio Innocenti fino al 1975.

 


Capriccio d’Imprenditore:

La Innocenti Mini Mare della foto sopra, esemplare unico ad uso personale della famiglia Innocenti, con cofano posteriore, calandra e sedili in Vimini e open air, per le tenute al mare degli Imprenditori.


Alcune pubblicità del 1971

 

La Mini Cooper Export del ‘73

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