Storia della Innocenti - Andrea Gallazzi


I. FERDINANDO INNOCENTI, IMPRENDITORE
II. COME ERA

III. EVOLUZIONE A LIVELLO NAZIONALE DELL'IMPRESA
IV. LA PRODUZIONE BELLICA
V. LA INNOCENTI SAFTA
VI. LA RICONVERSIONE DELLA PRODUZIONE
VII. RISTRUTTURAZIONE E RICONVERSIONE – GENESI DELLA LAMBRETTA
VIII. LA SVOLTA AUTOMOBILISTICA e GLI ANNI ‘60
   IX. L’INNOCENTI : VICENDE DEGLI ANNI ‘60
X. LA GESTIONE BRITISH LEYLAND
XI. IL CROLLO DELLA GESTIONE LEYLAND
XII. LA GESTIONE DE TOMASO

XIII. L’AVVENTO DELLA GESTIONE FIAT
XIV. LA FINE

 IX. L’INNOCENTI : VICENDE DEGLI ANNI ‘60


Il cambio alla presidenza della società da Ferdinando a Luigi Innocenti avviene in un periodo particolare della storia politica, sociale ed economica di questo paese Ferdinando muore nel 1966 e Luigi Innocenti diventa il Presidente dell’azienda.

 

Il Sindacato

 

Va ricordato che l'Innocenti, fin dal suo nascere, è sempre stata un'azienda fortemente politicizzata in cui il sindacato era in grado di mobilitare in poche ore la massa operaia. In quei tempi ci si batteva per ottenere condizioni di lavoro più umane e vantaggi reali; molte volte sventolando la bandiera dell'uguaglianza spesso le semplici e sacrosante richieste venivano trasformate in lotte di classe. Queste agitazioni, purtroppo molto spesso, credendo di raggiungere l’obiettivo, usavano come mezzo quello di danneggiare la produzione e di sottrarre di conseguenza risorse agli investimenti e alla ricerca. Verso la fine degli anni ’60, con le manifestazioni dell’”Autunno caldo” non passava settimana senza che l'azienda dovesse subire scioperi e cedere alle richieste sindacali che talvolta assumevano pero l’aspetto di ricatti. Ormai la situazione sindacale condizionava anche le scelte dell'azienda.

 

 

Lo scooter

 

Gran parte dei tradizionali utilizzatori dello scooter, visto come veicolo utilitario, si erano orientati all'acquisto di automobili di piccola cilindrata ; la Fiat 500, nel 1967, aveva raggiunto un grandissimo grado di affidabilità e di comfort (relativamente alla sua classe) e veniva posta in vendita al prezzo record di Lit. 475.000 mentre la Innocenti Lambretta SX 200 ne costava ben 219.000! La popolare vetturetta torinese era conveniente anche nei consumi, non molto distanti da quelli della Lambretta.


Lambretta 200 SX e un immagine pubblicitaria

 

La richiesta di scooters, in lento ma inesorabile calo, non era sufficiente a sostenere una produzione così articolata e a sviluppare nuovi progetti. La produzione totale di veicoli (scooters, ciclomotori e furgoni) da 144.000 unità annue nel 1963 è gradualmente scesa a 107.105 nel 1966, a 84.885 nel 1967, a 82.121 nel 1968 e a 62.209 nel 1969.

 

L'Azienda

 

Venendo a mancare la figura carismatica del fondatore, che rinunciava a mantenere al proprio posto i suoi più stretti collaboratori, questi, anziché operare sinergicamente, cercarono di egemonizzare la gestione dell'azienda. Con 'appoggio del neo presidente Luigi, questi personaggi di grande capacità manageriale e di forte carattere, non sentendo lo scooter una propria creatura, come lo era il "vecchio pioniere", non cercarono di sviluppare la progettazione nella direzione che i tempi richiedevano e cioè l'industrializzazione di un progetto ormai diventato troppo costoso. Alla Piaggio, che pure soffriva della stessa situazione di mercato, robotizzando le linee di montaggio grazie ad un progetto che già in origine risultava facilmente adattabile alla tecnologia automobilistica, riusciva, anche con il massiccio intervento finanziario della Fiat, a superare questo periodo molto difficile per il settore


Gradualmente, all' interno, chi si sentiva troppo legato alla leggendaria Lambretta e con nostalgia ne riproponeva lo sviluppo, risultava perdente rispetto a chi vedeva nell'auto la sola via per il rilancio dell'azienda. Storicamente non esistono casi di aziende che siano passate con fortuna dal settore motociclistico alle quattro ruote. Alcune come la Triumph, la BMW e la DKW, pensarono alle automobili già all'inizio quindi svilupparono la propria tecnologia e ricerca parallelamente.

Nel 1967, ci si affida a Nuccio Bertone per rinnovare la linea della Lambretta. La produzione si concretizza già nel gennaio 1968 con il modello DL nelle cilindrate 125-150 200, inoltre, con base meccanica derivata dallo J 50, viene messo in produzione un nuovo ciclomotore il LUI di 50 e 75 cc con la linea totalmente originale, sempre dello stesso stilista torinese, che uscirà dalle linee di montaggio nel marzo del 1968. Malgrado quest'ultimo tentativo di modernizzazione della linea estetica della Lambretta, che però manteneva sostanzialmente inalterata la parte meccanica, sino dal 1968 era chiaro alla Innocenti che la sospensione della produzione degli scooters sarebbe stata solo una questione di tempo.

 


La IM3 e il LUI nell’immagine promozionale

 

Nel 1971 Luigi Innocenti che, per ragioni di salute, non poteva essere presente in azienda come la difficile situazione del momento richiedeva, abbandonava il campo. L'ultimo modello della Lambretta DL finiva di essere prodotto nell'aprile dello stesso anno, il J 50 il mese successivo ; i motofurgoni nelle diverse versioni invece vennero prodotti fino a dicembre in un discreto quantitativo. Il totale dei veicoli prodotti nel 1971 risultarono essere 11.222 di cui 3.400 DL, 2.153 J50 nella versione De Luxe e Special e 5.669 motofurgoni dei quali gli ultimi 72 completati nella prima decade di gennaio del 1972.

Dal 1969 inoltre Bertone e Michelotti stavano studiando modelli per la prima autovettura totalmente prodotta dalla Innocenti. Il modello 750, con un motore nuovo e altamente innovativo.

Nel 1971 il settore della meccanica pesante è ceduto alla Finsider (gruppo IRI) che, fondendo la Innocenti meccanica pesante e la Santeustachio di Brescia, costruirà un forte complesso per la produzione di macchine utensili pesanti e impianti per la siderurgia. Tuttora a Lambrate sorge la “INNSE presse” ancora oggi azienda satellite del Manzoni Group S.p.A.

Per il settore autoveicoli Luigi Innocenti stipula, nel 1971, un accordo con le organizzazioni sindacali impegnandosi in un programma che garantisca il settore stesso in futuro: sono previsti investimenti pari a circa 10 miliardi di lire nel giro di due anni, con cui razionalizzare e sviluppare gli impianti.

Nel 1972 anche le linee della Lambretta vennero vendute alla SIL Indiana, dove la Lambretta, col nome di Grand Prix e con modifiche marginali, fu prodotta per altri 20 anni. La cessione delle linee della Lambretta causa un ingente spostamento di manodopera dal settore motociclistico a quello automobilistico e causa gravi conseguenze anche alla situazione dell’Indotto che per anni aveva fornito componentistica per lo scooter Innocenti.

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